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la processsione dei misteri - le mie foto

le mie foto

Le foto sono mie scattate tra il 2007/2008

I MISTERI DI TRAPANI

Tradizione, fede e folclore si amalgamano, s'intrecciano, creando e ricreando, anno dopo anno, la Processione. All'appuntamento i trapanesi non mancano da quattro secoli. Un'occasione importante, irripetibile, quella dei Misteri che per 20 ore consecutive, a cavallo tra il venerdì ed il sabato, ripropongono la vita, la passione e la morte del Dio-Uomo. Alle 15 del Venerdì Santo i gruppi escono dalla chiesa del Purgatorio, loro sede da molti anni, dopo la distruzione della chiesa di San Michele, a causa di un bombardamento nel corso del secondo conflitto mondiale. I Misteri sono gruppi statuari in legno, rivestiti in tela e colla, creati dalle abili mani di valenti artigiani che hanno rappresentato con statue di dimensioni quasi naturali la vita terrena di Cristo. L'uscita comporta una spesa ingente. Partecipano alla raccolta della somma necessaria i singoli ceti, l'impegno organizzativo dal lato turistico è curato dall'Azienda Provinciale per il Turismo. La processione si snoda come un serpente di quasi un chilometro portandosi dietro una serie di personaggi, di volti, di storie che fanno della Passione di Cristo uno spettacolo nello spettacolo. Più di 300 persone scalze, soprattutto donne, con il rosario in mano, con il cero, che pregano: compiono il "viaggio" per grazia ricevuta. La processione "vive" soprattutto nelle strade anguste e tortuose della città vecchia. Si è persa la devozione, l'interiorità dei sentimenti che ispirava, contrapponendosi una esteriorità immutabile per controbilanciare quello che si è perso di fede. Alle Maestranze, ossia le associazioni di Arti e Mestieri, fu affidata l'uscita in processione dei Sacri Gruppi per mezzo di atti rogati tra il 1612 ed il 1782. Questi atti comunque non fecero perdere alla Confraternita la proprietà dei Misteri, ma obbligarono i Ceti cittadini a mantenere a proprie spese il gruppo, a curarlo ed intervenire all'uscita del Venerdì Santo. Vennero conservati nella chiesa di San Michele in apposite nicchie a spese delle categorie che fecero apporre i loro stemmi. Scultori ed incisori valorosissimi come Annibale Scudaniglio, Pietro Orlando, i fratelli Tipa, Giovanni Matera, Mario Ciotta, Baldassare Pisciotta ed altri valenti artisti conosciutissimi a quell'epoca si ispirarono con scrupolo e fedeltà al racconto del Vangelo e, nel corso dei secoli XVI, XVII e XVIII crearono i gruppi statuari come oggi li vediamo. Nel corso dei secoli hanno subito danni a causa delle intemperie (sfilano per la città quasi un intero giorno senza avere nessun riparo in caso di pioggia). Gli artigiani e gli artisti che composero i gruppi furono liberi di creare senza figure a cui dovevano ispirarsi se non, come abbiamo detto, al Vangelo. Questa libertà di interpretare la Passione di Cristo traspare dalle facce delle statue che, come ha rilevato lo storico trapanese, Mario Serraino: "Non hanno niente a che vedere con le statue che vediamo nelle chiese che non lasciano trasparire alcuna espressione umana". L'annacata (il procedere ondeggiando a suon di musica) è uno degli ingredienti più singolari della processione, che sono legati inscindibilmente al suo spirito. Così come i ceri con la loro luce tremula, a tratti viva, per brevi attimi fievole che "anima" i volti ed i corpi delle statue. Purtroppo da qualche anno i ceri sono quasi del tutto scomparsi (per ragioni pratiche) sostituiti da potenti riflettori mimetizzati nell'addobbo floreale. Proprio quest'ultima caratteristica concorre in maniera preponderante a fare assegnare, ogni anno, il premio al migliore gruppo. La varietà, la collocazione, il "linguaggio" dei fiori danno un tocco artistico all'insieme. Questa secolare tradizione si fa risalire agli spagnoli e fu istituita nei primi del secolo XVI con nome di "Las Casazas", dalla Confraternita del Sangue Preziosissimo di Cristo. La Confraternita ogni anno faceva rivivere le scene della Passione con una cerimonia mobile e figurata. Col passare degli anni la rappresentazione divenne muta e la Confraternita non tardò a commettere ai valenti artisti trapanesi la costruzione degli attuali gruppi statuari chiamati dal popolo "Misteri". Il nome è quello dato nel Medioevo a quelle forme primitive di dramma popolare. Un'altra circostanza indusse a fare rivivere la Passione di Gesù in 20 gruppi statuari: la venuta a Trapani dei Padri Gesuiti dalla Spagna dove esistono tradizioni similari. La fusione dei due ordini religiosi portò a trasformare lo spettacolo religioso in rappresentazione inanimata ed alle fiorenti botteghe artigiane fu affidato il compito di costruire le statue in legno, tela e colla.
Per chi arriva a Trapani dall'autostrada, allo svincolo, vedrà bianche montagnole di sale allineate ai bordi della vasche salanti, sullo sfondo il mare con le isole Egadi e, dal lato opposto, Erice tinto di verde sul versante dalla parte della strada provinciale: la "via del sale". Le saline, retaggio di archeologia industriale (ancora in attività nonostante difficoltà di vario genere), producono 100 mila tonnellate per ogni stagione offrendo un paesaggio forse unico al mondo. A cavallo della strada provinciale due mulini recuperati alla funzionalità dal paziente lavoro di un artigiano e dalla volontà dell'Azienda Provinciale per il Turismo (emanazione della Provincia Regionale) che costituiscono la meta dei visitatori. Aperto tutto l'anno anche il museo del sale, nella frazione di Nubia, territorialmente di competenza del comune di Paceco.
Menotti Parrinello del Giornale di Sicilia



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